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Vasco, parla come canti!

. Posted in C'era una volta... ma anche no!

 

Lunedì pomeriggio, 15.30 circa.  

                                   

Dopo aver seguito i due corsi del mattino e dopo aver consumato un abbondante pasto, decido di mettermi subito sui libri e di portarmi avanti con lo studio: in serata Checco Zalone mi attende al cinema!

Mentre sto valutando il programma d’esame di storia dell’arte medievale, un esame tra quelli “opzionali” che rimpiango già di aver scelto, noto che sul divano qui in camera mia sorella, con tanto di cuffione gigante ultima generazione, stesa beatamente canticchia: “Sei chiara come un’alba, sei fresca come l’aria”.                                                                                                                 

Che sublimi versi, quali parole scelte con accuratezza e parsimonia, quanto estro poetico in poche battute, quanta emozione suscitata in me, giovane studente alle prese con lo studio e con la mente già proiettata alle gag di Zalone. 

Quasi quasi mi vergogno di andare al cinema.

Ma di chi sono? Chi le canta? Chi è questo Petrarca contemporaneo?

Naturalmente lui, il cantautore più famoso d’Italia, il rocker italiano più ribelle e graffiante che ci sia, uno che di certo non le manda a dire: Vasco Rossi. 

Ma come ho fatto a non accorgermene prima? Chi non conosce il più famoso cittadino di Zocca o non ha mai cantato almeno un suo ritornello, magari attorno ad un falò sulla spiaggia con gli amici? Tra autobiografie acclarate e interviste rilasciate durante tutta la sua carriera, ormai del Vasco nazionale si sa tutto. O quasi. 

Mentre infatti cercavo notizie su questo personaggio dalle forti tinte mediatiche, mi son domandato: “Ma com’è nato il mito di Vasco? Come si comportava durante gli anni giovanili? Quali le sue muse ispiratrici? Come rispondeva a parenti, compagni di classe, professori, ai primi amori? Era già così poetico?

Soprattutto gli ultimi interrogativi hanno scatenato in me un terremoto emotivo, mentale, addirittura intestinale, un movimento tellurico insomma che non mi ha dato tregua. Così, per ritrovare un po’ di salute, dapprima ho ingerito un Malox (avrei voluto prendere un po’ di whisky al Roxy bar, ma mia madre me l’ha sconsigliato); poi ho ripreso il pc per cercare altre informazioni. Ed è qui che mi si è aperto un mondo nuovo. Sono sincero: è stato in questo preciso momento che ho chiuso il libro d’arte mentre la curiosità mi ha spinto a fantasticare e a immaginare momenti di vita privata – e non solo - di un giovane come tanti, ma neanche troppo.

 

Ripartiamo dal 1972, ultimo anno all’Istituto Tecnico Commerciale Tanari di Bologna. 

- Allora ragazzi, stiamo per terminare il quadrimestre. Oggi interrogo. Vediamo chi deve recuperare: Sorsetti no, Di Lungo ti chiamo dopo, Rossi, proprio tu vieni alla cattedra.

- Eh già...

- Vasco, per favore, non iniziare con i tuoi soliti giri di parole!

- Na na na, cosa faresti tu al posto mio?

- Ti interrogherei. Allora, parlami del primo conflitto mondiale: scenari e alleanze. 

- Eh già, sembrava la fine del Mondo, ma sono ancora qua!

- Almeno sai dirmi le cause di questo evento?

- Voglio trovare un senso a questa storia, anche se questa storia un senso non ce l’ha...

- Vascooo, ti metto quattro e la finiamo!

- E va bene così, senza parole.

 

 Nel 1973, mentre litiga con la fidanzata di sempre.

- Amore mio, ma cos’è che non va in me? Ti prego, dimmelo, sii chiaro!

- E ho guardato dentro casa tua e ho capito che era una follia...

- E’ per la mia famiglia vero?

- Sai che cosa penso? Che se non ha un senso domani arriverà...

- Cosa? Ma di che parli? Ma che ci sta succedendo? Prima eravamo così complici.

- Sono lontani quei momenti, quando la vita era più facile e si potevano mangiare anche le fragoleeee...

- Fragole? Mi prendi in giro?

- Forse ma forse sì.

- Ho capito... C’è un’altra nella tua vita vero? Come si chiama?

- Sally cammina per la strada sicura...

- Ecco, allora vai in giro con lei perché tra noi è finita!

 

Nel 1974, dopo una settimana di bronchite acuta, si reca dal medico di famiglia.

- Si metta qui seduto. Si alzi la maglia. Respiri piano...

- Per non far rumore.

- Prego?

- Ti addormenti di sera.

- Ma dice a me?

- Ti risvegli col Sole.

- Ma sta bene?

- E quando guardi con quegli occhi grandi, forse un po’ troppi sinceri, sinceri, si vede quello che pensi...

- Che lei è uno sciocco! Vada via per favore.

 

Nel 1977, all’età di 25 anni, nella sua ultima confessione con un prete.

- Caro Vasco, come stai?

-Ti distingui dal luogo comune.

-Io? Ma sono un prete di Santa Romana Chiesa.

- Forse non lo dici, però lo fai e questo non è onesto.

- Ma cosa? Io sono un uomo integro mio giovanotto!

- Hai ragione, ragione te.

- Ecco, comunque volevo dirti che ora sei grande e devi fare delle scelte.

- Eh, non è mica facile.

- No che non lo è. Ma tu cosa vuoi fare della tua vita?

- Voglio una vita, spericolata, voglio una vita come quelle dei film.

- Ma lo sai che quella è la strada del peccato?

- Buoni o cattivi non è la fine, prima c’è il giusto o sbagliato, da sopportare.

- Sì ma tu lo sai che Dio ti giudicherà un domani?

- Ah! Non ci posso credere.

- Invece dovresti. E comunque la vita è una, non puoi sprecarla! Il tempo passa velocemente e...

- Sai che cosa penso... Domani un altro giorno, arriverà!

 

Tra una scena e l’altra infine, colto da un momento d’estasi profonda, proprio come la Santa Teresa scolpita dal Bernini (e non fa nulla che non c’entra con l’arte medievale, resta pur sempre un capolavoro artistico), seduto alla mia scrivania ho avuto il dono della visione del rocker di Zocca, una scena a metà tra il sacro e il profano: l’uomo, privo del consueto cappellino verde militare, con un microfono in una mano e una cartina nell’altra, mi è venuto incontro avvolto da un’aurea grigio scura che, dall’odore, non doveva essere incenso; dopo averlo scrutato con attenzione, mi sono inginocchiato e, con gli occhi pieni di lacrime a causa dei fumi, gli ho chiesto di parlarmi, di rivelarmi qualcosa. Ma nulla. Ricordo bene che, nella mia visione, ho insistito, perdurato, gridato addirittura affinché mi dicesse qualcosa, che mi consegnasse qualche verità da portare al Mondo, o all’Italia, o a qualche persona da lui prescelta... Magari mia sorella. Ed ecco che, dopo tanto penar, ho visto le sue labbra muoversi e pronunciare: “Eh”!

Ma cosa avrà voluto dire?

Ai posteri l’ardua sentenza!

 

Il Portoghese

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Adamo ed Eva ai giorni nostri

. Posted in C'era una volta... ma anche no!

 

 

 

Settimana scorsa, facendo pulizie in camera, tra scatole di cartone da chiudere e poster di Gattuso da spolverare (ebbene sì, stravedo per i giocatori di razza italo-calabrese), sono casualmente inciampato nel primo capitolo della Bibbia, quello in cui si racconta della spasmodica creazione di tutto quanto oggi ci circonda, parlamento e politici compresi. Non volendo far torto a Dio che davvero si era messo d’impegno nella sua opera, ho dedicato qualche minuto alla lettura di questo testo.

Mentre scorrevo velocemente i versetti, tra alberi frondosi e rondini festose, eccoli spuntare, in tutta la loro nudità. 

Adamo ed Eva camminavano nel Giardino dell’Eden alla presenza del Creatore. Bellissimi. Ho alzato la testa, cercando un’ispirazione dall’alto e quasi mi stavo commuovendo; poi la sagoma di Gattuso con due tomi di un’enciclopedia tra le mani mi ha riportato velocemente alla realtà. 

Ho ripreso le mie pulizie ma, credetemi, nulla è stato più come prima. Mi è rimasto, infatti, un enorme dubbio: cosa sarebbe successo se Adamo ed Eva fossero nati ai giorni d’oggi? Come si sarebbero comportati? Cosa avrebbero fatto per vivere? Cosa avrebbero pensato di noi? Di me? Di Gattuso?

Qualcosa mi fa pensare che questo tempo presente non sarebbe semplice nemmeno per loro. 

Sì, sono straconvinto che i nostri progenitori, i primi degustatori di mele e frutti vari, i primi visitanti di uno zoo aperto gratuitamente a un pubblico costituito da sole due unità (loro, appunto) avrebbero i nostri stessi problemi e le nostre stesse difficoltà, le nostre comuni soddisfazioni e quelle immancabili seccature che condiscono la vita. Sicuramente vivrebbero giornate intense, con qualcosa in più o in meno, a seconda dei punti di vista. Al termine di una lunga settimana di lavoro, anche i due sindacalisti di Dio, portavoci del Suo operato, inscenerebbero quella stessa commedia che sembra ripetersi in tantissime case del nostro panorama nazionale.

Immaginate la situazione: un normalissimo venerdì, tardo pomeriggio. Eva rientra dopo aver fatto la spesa, Adamo è sul divano. La donna inizia a sbuffare e sfogarsi. L’uomo non le concede molta attenzione.

 

- Non ce la faccio più. Per strada è una guerra. Auto impazzite, cani che fanno i loro bisogni ovunque, i giovani sempre più maleducati. Una volta era tutto diverso...

- C’eravamo solo noi, per forza.

- E poi è sempre la stessa storia: non appena metto piede fuori il portone, tutti iniziano ad osservarmi. Gli occhi dell’intero quartiere su di me. Manco avessi qualche brutta malattia!

- Certo amore, hai ragione, ma se la smettessi di uscire con le foglie di fico attaccate su tutto, capelli compresi, magari la gente smetterebbe di fissarti.

- Dici che è per quello? Forse sono fuori moda è vero; ma che posso farci? Ho l’abitudine di vestire alla vecchia maniera. E poi, caro il mio primo uomo, queste foglie me le regala il signor Luigi; non le pago mica.

- Sì sì, te le regala; considerando che ogni volta gli svaligi il bancone della frutta, è il minimo.

- Come dice il detto? Una mela al giorno...

- Fai la fame!

 

(Eva seccata)

 

- Ma quando Dio distribuiva il cervello, tu dov’eri?

- Con la tigre al ruscello.

- Ecco, ti sei risposto da solo.

 

(Mentre la donna svuota le buste della spesa, Adamo contrattacca)

 

-Ma parli tu? E io? Hai idea di quello che passo al lavoro ogni giorno? La fabbrica non è mica il Paradiso! E Adamo solleva di qua, e Adamo solleva di là, e Adamo non rilassarti, devi guadagnarti il pane col sudore della fronte...

 

(Eva scuote la testa. Adamo rincara la dose)

 

- E fosse solo questo! Non hai idea, mia cara costolina amorosa, di quanto sento uscire dalla bocca di quei cafoni degli operai del settore 7G, mentre stanno lì ad oliare i pistoni. Ogni due secondi eccoli sbraitare un Porca di quella Ev...

- E tu, non mi difendi?

- Certo che lo faccio. Subito rispondo Ragazzi, per cortesia, sono pur sempre il marito di una Eva, anzi, della prima Eva.

- Bravo maritino.

-S ì, ma non serve a niente. Quelli prima si scusano, fanno finta di aver capito, e poi riprendono a ringhiare con un Dio bono... E cose del genere. È un inferno.

 

(Chiuso il mobile del pane, Eva lo guarda dolce e prova a rasserenare il marito)

 

- La verità è che la città non fa per noi. Stavamo meglio prima, all’aria aperta. Ma perché domani non ce ne andiamo al mare, coi ragazzi? Vedrai, ci farà bene.

- No amore, al mare no. Ricordi l’ultima volta? Tutti che ci guardavano, neanche fossimo extraterrestri. Proprio noi poi, i primi umani.

- Vero.

- Per non parlare delle frasi che ci rivolgevano di continuo.

- Come dimenticarle...

- Eccoli i mostri, i fenomeni da baraccone, quelli senza ombelico...

- E allora andiamo allo zoo? 

- Eva no! Ci sono i serpenti...

- Al parco, per un picnic?

- C’è l’albero di mele. Per favore, non ci ricaschiamo, ormai siamo adulti.

- Lo siamo sempre stati, che c’entra.

 

Come termina la vicenda?

Come ogni sana coppia di questo mondo, indecisi sul da farsi, abbracciati teneramente sul divano di fronte alla tv, i nostri avi concludono la loro commedia settimanale decidendo di trascorrere l’ennesimo sabato mattina al grande centro commerciale in periferia, gustando un gelato e comprando qualcosa di utile.

Cuffie da lavoro, per lui. Foglie di fico, per lei.

Al di là di ogni personalissima supposizione, di una cosa sono però sicuro. Anche Adamo, appassionato di calcio, guardando il poster che ho in camera, mi chiederebbe sorpreso: “Che ci fa Gattuso con due tomi di un’enciclopedia? Fatemi tornare in Paradiso!”

Carissimo avo, hai tutto il mio religioso e profondo rispetto.

 

 

Il portoghese

 

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