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Barocco
è il mondo, scriveva Gadda. E come fai a non pensare all'ingegnere
milanese, quando Palasciano ti racconta di Murat che si masturba
sotto una doccia protetta da anacronistiche tendine di plastica
e te lo racconta in questi termini: "Sollecitato con idonei
attriti incremento di atmosfere e di cubatura. All'esaltato cilindroide
C la mano M1 resta coesa in avvolgimento. Il braccio B1 trasmette
a M1 moto rettilineo alternativo ad elevata frequenza"?
Ed è solo un momento di questo libro che assomiglia a un
fuoco pirotecnico di invenzione e ricostruzione, tra storia vissuta
(sono citati a più riprese il personaggio e le parole del
Colletta, che fu testimone degli eventi) e storia rivissuta e contraffatta,
contaminata dall'immaginario mediatico dell'autore (il principe
di Cariati coi baffetti alla Rhett Butler, la madre di Carolina
che pare Anna Magnani).
Prove tecniche, come recita il titolo. Abbozzi, provocazioni, tentativi
di cucinare la fine del regno di Murat e la restaurazione della
monarchia borbonica, buttando nel pentolone la storia con la "s"
maiuscola, fatta di guerra e diplomazia, e la storia minuta, fatta
di amori e amorazzi, sconfitte e debolezze. Il piatto è guarnito
da una prosa colorita e ambiziosa e un energia scanzonata e dissacrante,
che invita a una lettura disordinata e divertita. Servito dall'editore
capuano Lavieri, nella collana intitolata allo scrittore tedesco
Arno Schmidt. Se siete stanchi della solita trippa.
Mariano
Acanfora
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