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Davanti
a un moderno focolare (una tv in cui trasmettono una partita di
calcio) un padre e un figlio mettono in scena il passato. Il ritratto
ingiallito di una città, di luoghi e persone si fa vivo.
Suoni, voci e colori cominciano a raccontare. La Napoli di un tempo
si fa palcoscenico di ricordi storici e popolari, che ascoltiamo
attraverso le voci di personaggi quanto mai reali. La guerra, il
fascismo, la storia che cambia e le persone che sono sempre le stesse
(così ci insegna il nonno del protagonista). La penna di
Domenico Infante ha dato vita a un altro romanzo bello almeno quanto
il precedente ("Cronache dal vicolo", edizioni Scrittura
& Scritture) e non era impresa facile. Trasuda dalla sua prosa,
fluida e gradevole, il piacere della memoria, l'essenza di un ricordare
in cui la verità e una fantasia ancor più vera si
mescolano, a creare il vivido quadro di un mondo che attraversa
le epoche e le generazioni. Ma la memoria non è mai rimpianto
ed emerge dal mondo di un tempo tutto il bene che ancora sopravvive
e che ci dà la gioia di andare avanti tra mille difficoltà.
I valori della famiglia, dei rapporti umani più semplici,
dell'affetto per le persone, i luoghi, le cose sgorgano, al di fuori
di ogni "buonismo", attraverso una voce intrisa di umanità.
Il percorso letterario di Domenico Infante continua dunque nel migliore
dei modi con questo secondo romanzo e ancora una volta con Scrittura
& Scritture, editrice che ha sicuramente riposto in questo autore
grandi speranze. Finora mai tradite.
Marco
Doti
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