|
La
musica come Leitmotiv di esistenze diverse, di amori che
in fondo hanno un po' la stessa faccia, non importa quante
rughe la solchino. La musica come causa prima e causa ultima; motore,
acceleratore e freno.
1996. Il compositore statunitense Ethan Prescott si avventura nella
fredda Russia, per incontrare il venerando maestro Rafail Dvoinikov.
Motivo della sua partenza è il sogno di dar vita ad un saggio
monumentale sulla vita e le opere dell'artista sovietico, quasi
sconosciuto agli aspiranti musicisti americani.
Rapsodia su un solo tema - che allude ad una delle più rappresentative
partiture del vecchio Dvoinikov - oscilla fra pagine di diario,
stralci di conversazioni, appunti personali, scritti settecenteschi,
biografie di altri autori. Questa varietà di generi si coniuga
con la varietà della trama, che intreccia motivi differenti:
al di sotto dei dialoghi fra il giovane compositore e il grande
maestro - che, nella loro ricchezza contenutistica, spaziano dalla
vita di Dvoinikov al panorama musicale sovietico degli anni '50,
fortemente influenzato dalle pressioni del regime staliniano
trovano posto finestre personalissime della vita di Ethan Prescott.
Un romanzo non-romanzo scritto come una suonata per pianoforte,
da un compositore esperto.
Un testo che, nonostante i numerosi tecnicismi musicali, si lascia
scorrere e saggiare in tutte le sue note, quasi come se una costante
melodia - ora dolce, ora più aspra - cullasse la lettura.
Un gioco di scatole cinesi, con storie di storie dentro altre storie
che, alla fine, ci lasciano il senso di una attesa irrisolta.
Le
parole hanno una loro concretezza, se messe assieme possono provocare
danni, disastri, o almeno equivoci. Le note, invece, non fanno che
astrarre, e per la maggior parte delle persone sono come una lingua
melodiosa e incomprensibile parlata da un piccolo gruppo di turisti
alle nostre spalle: ne godiamo le sillabe, intuiamo la struttura,
sospettiamo una grammatica, ma non ne capiamo il senso.
Anna
Ragosta
|