CREDITS

Cosmetica del nemico
Amélie Nothomb
Voland
Euro 11
Pagg 102

Veramente più volte appaion cose | che danno a dubitar falsa matera | per le vere ragion che son nascose. (Dante Alighieri, Purgatorio XXII)

Lo scenario è perfettamente anonimo: un tizio qualunque, in un aeroporto qualunque, in attesa di un ritardatario aereo qualunque e l'incontro con un molestatore - sembrerebbe - anch'egli qualunque.
Niente di più grigio, di primo acchito.
Eppure, mai fidarsi della Nothomb!
Come le Sirene irretivano i naviganti con la soavità del loro canto, così la scrittrice adesca l'inconsapevole lettore attraverso un canto amebeo in botta e risposta, la cui prosa scattante non lascia spazio ad indugi. Eppure, una ben nutrita tradizione aforistica ci insegna che non è l'abito né il crocefisso a fare il monaco; dunque, in generale, che le apparenze ci traggono facilmente in inganno. E difatti - come in un'anamorfosi ineccepibilmente calcolata - il dialogo qualunque tra il tizio qualunque e il molestatore qualunque subisce un catastrofico rovescio secondo una mutazione di prospettiva: non un dialogo fra due termini, bensì un eccezionale soliloquio con l'Es freudiano.
Del resto, il ricettario della Nothomb è ricco di atmosfere allucinate e quasi deliranti, di momenti psicanalitici che vestono i panni di molestatori anonimi e di neonati inclini all'introspezione.
Nulla è lasciato al caso, nelle sue pagine. E la sua filosofia, spesso e volentieri nichilista, riesce ad infilarsi capillarmente sotto l'inchiostro nero della stampa. Ti scardina dai principi primi e ti lancia in una atmosfera neutrale di essere/non essere, da cui si è praticamente costretti ad analizzare le proprie tesi sull'immanenza e il metafisico.
E ti lascia così, disarmato, a fissare un punto stampato su una pagina bianca; consapevole dell'universo di casi e filosofie dissacranti che esso ancora nasconde.

Anna Ragosta