|
La
poesia di Marco Josto Agus suona come un invito per chi entra nella
sua Galleria in via Bastione di Santa Caterina. A Cagliari, nelle
strette vie di Castello, all'improvviso, dietro una piccola porta,
i "Colori di Marco Josto Agus" brillano e si lasciano
interpretare. In ogni quadro c'è la sua anima, solare come
i girasoli, fiera come un autoritratto, naturale come un paesaggio,
passionale come un nudo, forte come una torre, giovane e immortale
come la sua voce. Il 9 giugno compirebbe 28 anni, ma la sua arte
ne dimostra infiniti.
Nell'Iperione, il poeta Friedrich Holderin scriveva "solo la
bellezza rivela l'infinito; e la prima figlia della bellezza è
l'arte".
Marco Josto figlio dell'arte, prima ancora che dei suoi genitori,
possedeva una bellezza infinita e la esprimeva nella pittura, nella
poesia, nella musica, nella vita di tutti i giorni. Sin da piccolo
amava disegnare, in terza elementare faceva le sceneggiature dei
fumetti, suonava il pianoforte, scattava fotografie catturando colori,
luci e forme dai fustini dei detersivi, sentiva già dentro
di sé il fuoco dell'arte. A sedici anni dipingeva come un
artista, ma senza presunzione, la sua grandezza veniva fuori in
modo naturale e tutti gliela riconoscevano. Per gli amici aveva
un sorriso nascosto, che scava nell'animo fino ad esaltare la dignità
della persona. Ritraeva uno spazzino che raccoglieva foglie nel
viale, una contadina nei campi, il lavoro dell'uomo nell'aspetto
etico. Fuori da uno schema iconografico, catturava l'anima e riusciva
a fermarla.
Nato a Roma, si trasferisce con la famiglia ad Avezzano, città
della madre. Dopo il liceo classico ritorna nella capitale e nel
2002 ottiene il diploma all'Accademia di Belle Arti con la tesi
"Poetiche Incisioni" dove mette a confronto il percorso
pittorico di Giorgio Morandi con quello poetico di Umberto Saba.
Nell'Accademia romana si specializza in "incisione, acquatinta,
acquaforte e puntasecca", i pomeriggi frequenta il biennio
della Scuola libera del nudo. Trascorre le estati a Cagliari, terra
paterna, dove perfeziona l'uso delle tecniche a olio e acquerello
nello studio del pittore Luigi De Giovanni, scelto come maestro
non in quanto disegnatore, ma artista lontano da qualsiasi visione
commerciale dell'arte.
Marco ama la Sardegna e qui crea immagini chiare, come "La
sedia" (il suo manifesto) fatto a casa della nonna, "Il
belvedere", dipinto ad Alghero quando andò al concerto
di Paolo Conte. Molti acquerelli, soprattutto paesaggi nascono sulla
spiaggia di Cala Mosca, dove Marco Josto, dopo il bagno prendeva
il suo quaderno e con l'acqua di mare liberava i colori. Nei nudi,
i pastelli a cera riscaldano corpi adagiati su sfondi decisi; il
rosso, il verde, il blu delineano linee umane e rivelano visi mancanti.
Sono millecinquecento i dipinti e le incisioni (nessuno è
in vendita),
Limoni, Campo di grano, Primavera, Girasoli, Grande natura morta,
Paesaggio, Immagine. "Due ponti" è un olio su tela
sul quale scivola malinconico il ricordo di quel giorno in cui Marco
Josto proprio su un ponte perse i colori della vita. A tenerli vivi
ora è il padre, che da quel nefasto 23 febbraio 2004, gira
il mondo per far conoscere a tutti un artista e non un figlio da
beatificare. Non gli interessano orpelli e artifizi, "per andare
incontro a Marco Josto non voglio prendere la Tav, ma viaggiare
su un treno lento che si ferma ad ogni stazione per stare in mezzo
alla gente e comunicare il messaggio umano ed artistico di mio figlio".
Marco amava Dostoevskij e come lui pensava che la bellezza salverà
il mondo. Una bellezza che non si trova sui treni di lusso, ma negli
sguardi dei giovani Artisti, che come Marco hanno il diritto di
essere ascoltati e conosciuti".
Nel 2005 Marco è stato vincitore della settima edizione del
premio internazionale d'arte "San Crispino", ha ricevuto
la medaglia d'argento del Presidente della Repubblica, ha rappresentato
l'Italia alla terza edizione d'arte internazionale a Bratislava.
A Cagliari le sue retrospettive hanno incantato Piazza del Carmine,
l'Antico Caffè, Galleria Vivarte, la Cittadella dei Musei,
Libri di Piazza Repubblica. Il "Premio Marco Josto Agus"
istituito ad Eboli ogni anno premia giovani artisti. Dal 6 al 10
giugno 2006 a Roma, Palazzo Barberini ospiterà i colori di
Marco.
Le sue opere fioriscono nel "Giardino della Memoria" che
il padre e la sorella curano con amore. "Non voglio le mostre
- dice il padre - solo Marco ne ha fatto una, la prima e l'unica.
Voglio portare i quadri per le vie, nei bar, nelle librerie, in
modo che chiunque passando per strada si fermi a vederli e pensi
che chi li ha dipinti è una bella persona che vale la pena
conoscere'".
Antonietta
Demurtas
GodotNews Quotidiano d'Arte ondine
Cagliari, 2 giugno 2006
|