In
un'autobiografia è inevitabile il coinvolgimento emotivo, la
distorsione del ricordo.
Ricordo legato ad un'età ormai passata, a tutto quello che
si aveva la voglia di fare. All'infinità di strade che si volevano
percorrere, o forse all'unica strada che si voleva imboccare caparbiamente.
Ai sogni vagheggiati, al grande sogno che si aveva la voglia di realizzare.
E allora si corre il rischio che il cuore prenda il sopravvento sul
cervello, sulla capacità e la bravura di creare con finezza,
con un pizzico di audacia.
E se la storia personale emerge dalle acque burrascose di un momento,
di un evento, di un anno che prepotente è esploso nella storia,
lasciandone traccia indelebile, allora è ancora più
difficile raccontare.
E allora con fatica si cerca di guardare da lontano, pur rimanendo
intrisi nel ricordo.
Il risultato di questo difficile percorso è un bel film. Un
film equilibrato.
Un film che non cade nella retorica: della storia e personale.
Il grande sogno.
La storia della contestazione, del '68, ma anche la storia di tre
ragazzi, di tre punti di vista.
Laura, ragazza di buona famiglia, cattolica borghese, eccellente studentessa
universitaria nella quale germoglia il seme della contestazione verso
il perbenismo, il potere della casta.
Libero, leader del movimento studentesco, figlio di un operaia e di
un padre sconosciuto.
Ed in fine Nicola, il poliziotto che arriva a Roma dalla provincia
pugliese portandosi dietro il sogno di diventare un attore.
E le vite dei tre si intrecciano, così come si intrecciano
i sogni personali con quelli collettivi.
E nel film immagini corali si intrecciano a sequenze intime di vissuti
intensi, la storia di un movimento in rivolta si intreccia alle storie
personali di coloro che a quel movimento danno vita, pulsante di battiti.
In fondo, il cuore non ha preso il sopravvento, ha fatto sentire i
suoi battiti, ma ha dato spazio a quella capacità di raccontare
che contraddistingue i bravi registi.
Indovinata anche la scelta degli attori: uno Scamarcio che dà
conferme, una brava Jasmine Trinca, un Luca Argentero in crescita.
Deliziosa la piccola parte interpretata dal grande Silvio Orlando,
impeccabile, come sempre, l'interpretazione di Laura morante.
Il buon cinema italiano, da vedere, l'unica risposta a chi lo ha usato
come inutile, sciocca polemica politica.
Alessandra
Troiano
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