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La regina dei cupcakes

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Il primo romanzo di Elisa Della Scala. Sorprendente per scrittura e originalità, interessante e scorrevole; un romanzo che parla al lettore, che mette in discussione le certezze di ognuno di noi, che parla del grigiore dell’esistenza, della paura di osare e la scrittrice lo fa con una naturalezza bellissima, con estrema disinvoltura.

Attraverso le gesta del protagonista Antonio ci guida in un viaggio introspettivo con pacatezza e fermezza allo stesso tempo, in un racconto onesto che arriva al cuore del lettore. Il leit motiv del romanzo è un incitamento a sognare, a credere in un futuro diverso e migliore, e anche se i sogni non si realizzeranno l’importante è averli coltivati e inseguiti; e non c’è retorica in tutto ciò perché il romanzo vive di autentica luce ispiratrice.

È veramente brava Elisa Della Scala a miscelare gli elementi della narrazione e a renderla sincera e reale, un percorso verso il desiderio di provare e di sognare che accompagna il lettore verso l’ultima sorpresa finale. 

Attraverso flash black il romanzo ricorda che non è mai troppo tardi per cambiare.

Ed a Antonio Esposito, poi, ci si affeziona man mano. Un personaggio aspro, disincantato, rassegnato all’inizio. Ci racconta, tra ricordi e vita presente, la sua vita mediocre fino all’esplosione dei suoi desideri e della sua ricerca della felicità, frase abusata certo, ma che ha un senso profondo in questa opera in cui nulla è banale e lasciato al caso. 

Un libro sorprendente che inizia in maniera pacata per poi correre verso i sentimenti e le frustrazioni del protagonista, fino ad arrivare ad un imprevisto. E qui Antonio dovrà fare i conti con se stesso e i suoi bisogni reali. 

Concreto, sottilmente ironico, credibile. Vivace.

Bello.

 

Daniela Merola

 
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Le geometrie dell'animo omicida

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Monica Bartolini

Scrittura & Scritture

Pag. 220

€ 13,50

 

 

La Sicilia nera fa da sfondo a una storia di passioni e follie. Ma qui la mafia non c’entra nulla. 

Non ci sono regolamenti di conti, vendette trasversali o faide familiari, tra le righe di questo romanzo. C’è una storia d’amore (anzi, più di una) che conduce al baratro della morte. 

In Contrada Madonnuzza viene rinvenuto il corpo senza vita di Federica Ruggeri. La donna è legata e imbavagliata, seminuda. Un gioco erotico finito male, l’ennesimo. O almeno, così pare.

L’indagine è affidata al capitano Spada e al maresciallo Piscopo, il quale ben presto scopre di avere un insospettabile legame con la vittima. Federica infatti era una cara amica di sua figlia Tina, che diventa un elemento determinante per venire a capo del mistero.

Tina è una ragazza intraprendente e testarda, e risulta quasi un ostacolo, inizialmente, per l’inchiesta che suo padre prova a portare avanti senza farsi coinvolgere troppo, sul piano personale. Ma ciò che destabilizza maggiormente Piscopo è l’insistenza di sua figlia circa le mappe astrali e la loro importanza nella ricerca dell’assassino. 

La pista seguita dagli investigatori, dunque, diventa inevitabilmente duplice: da un lato quella classica, che conduce a scoprire alcuni retroscena della vita della vittima e soprattutto del suo amante, l’influente avvocato Delli Carri; dall’altro quella atipica, con cui Tina stringe il cerchio intorno al colpevole.

L’intreccio costruito dalla Bartolini risulta molto efficace; attraverso la sovrapposizione delle vicende di Tina e di suo padre, il lettore riesce a tenere sempre le fila della storia, senza perderne un passaggio. Il finale, poi, è tutt’altro che scontato, che non è cosa da poco, trattandosi di un poliziesco.

La Sicilia nera, insomma, non è solo Montalbano. Può essere un degno palcoscenico di storie originali e dalle simmetrie inattese, come quella raccontata in questo romanzo. 

Un esperimento riuscito, di quelli che ti fanno venir voglia di leggere il seguito.

 

Gianluca Calvino

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Tombola Letteraria

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Incontro GRATUITO organizzato da Librincircolo e Narrazioni-Scuola di Scrittura

Lunedì 22 DICEMBRE ore 17:00 al Centro Italiano, in Via S.Maria dell'Aiuto 17 (NA)

 

 

La Tombola Letteraria nasce dall’idea di combinare il tradizionale gioco napoletano con la scrittura creativa (si capisce che si tratta di un pretesto per scambiarci gli auguri di Natale e di buon anno?).

 

Regolamento

Ogni partecipante potrà “acquistare” fino a un massimo di tre cartelle. La moneta di scambio sarà unicamente il libro. Pertanto, sarà possibile portare con sé fino a tre libri, che saranno accuratamente incartati e che diverranno il premio di ambo, terno, quaterna e cinquina.

Il premio della tombola resta segreto fino alla sua assegnazione!

La tombolata, infine, sarà intervallata da due momenti di scrittura creativa, che avranno come vincolo principale i soggetti della smorfia estratti fino a quel momento. 

 

Dopo il momento ludico della tombola e degli esercizi di scrittura, seguirà un ulteriore momento ludico dedicato però alla lettura di brevi pezzi letterari che i partecipanti, se avranno avuto voglia, avranno preparato prima dell’incontro.

L’evento si chiuderà con un brindisi. 

 

Siete invitati voi e tutti i vostri amici!

Date la vostra adesione con una mail a

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Per info:
331 9911964

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La notte delle streghe

. Posted in Articoli

 

 

 

Nella Città delle Streghe – Benevento, 26 Luglio 2014. Rappresentazione teatrale de “La Compagnia Immaginaria” ispirata alla leggenda delle streghe nello storico scenario del Ponte Leproso, di origine romana.

La performance è venuta al seguito della visita al Museo della Strega Alberti. Evento organizzato da Sudalia – Unesco Travel Experience, tour operator di Benevento che opera in tutta la Campania. 

Il liquore Strega è un sigillo al mito. Ma chi sono queste janare? Sono secoli che si dice sul loro conto! Scrittori, musicisti e artisti celebri ne hanno fatto riferimento nelle proprie opere. Hemingway, Vinicio Capossela, Totò, Favreau.

Il mito della strega si intreccia nelle storie di diversi popoli che hanno abitato il Sannio, fino a confluire talvolta nella stessa identificazione. 

Come hanno dichiarato le tre streghe, in epoca romana a Benevento si diffondeva il culto di Iside, dea della Luna, alla quale erano in stretta correlazione le dee Ecate e Diana. Ecco perché probabilmente “janara”. Da Diana, dea della caccia. 

In seguito, i Longobardi si rifecero al culto di Iside praticando riti orgiastici fuori dalla città, nei pressi del fiume Sabato sotto un albero di noce. Queste donne ci hanno raccontato che si riunivano sotto le intemperie e producevano filtri magici con erbe aromatiche. E, siccome, per anni il Sannio è stato teatro di continue guerre, esse ritrovandosi spesso povere vendevano le pozioni in cambio di cibo. Si ungevano con oli e con l’aiuto della magia volavano. Passavano anche attraverso le porte. Dal latino, “ianua”, porta. Seconda ipotesi di derivazione del nome.

Con la diffusione del Cristianesimo, i culti pagani vennero banditi e le donne longobarde furono definite streghe e, perciò, perseguitate. 

Il rito che le janare hanno compiuto al tramonto è stato molto suggestivo. Hanno danzato e pregato intorno al fuoco. E annunciato che presto ritorneranno!

 

 

 

 

Valentina Barile

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