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Bianca come il latte, rossa come il sangue

. Posted in Recensioni - libri

 

 

 

 

 

 

 

Alessandro D’Avenia

Mondadori, 2010
Euro 19,00

 

 

 

È il romanzo di esordio di Alessandro D’Avenia. Un romanzo che è diventato un autentico successo. Un caso letterario. Ne hanno fatto anche un film. Perciò mi avvicino a questo libro. È la curiosità di capire come ha fatto a vendere così tanto in un periodo che se vendi tre copie a gente che non siano tuoi parenti è già tanto. E così mi addentro nella storia di Leo. Un ragazzo che ha i capelli di un leone, (banale no, Leo, leone). E di Beatrice, che poi spesso viene citata la Beatrice di Dante, (banale anche questo, no?, che magari vorrebbe soltanto farsi i cazzi suoi in paradiso).

Leo è uno studente di liceo classico. Gioca a calcio. Suona. Odia studiare. Un ragazzo normale. Un ragazzo che a sedici anni si innamora perdutamente di Beatrice. Ma proprio perdutamente. Perché il romanzo di D’Avenia non è altro che Leo e Beatrice, Beatrice e Leo, Leo e Beatrice. E quanto la ama, Leo a Beatrice. E quanto non lo caga proprio, Beatrice a Leo. 

Beatrice, con i capelli rossi. Perché Beatrice è rossa. Rossa come il sangue. L’amore è rosso. La carta è bianca. E il romanzo prosegue così, a elencare ciò che è bianco, distinguendolo da ciò che è rosso. E sarà anche normale, perché il romanzo si intitola “bianca come il latte, rossa come il sangue”. Ma a volte si sfiora l’abuso. L’abuso dei colori. Queste due tinte che hanno rotto le palle. 

Senza dubbio D’Avenia porta avanti la storia di Leo con un linguaggio chiaro, comprensibile. Uno stile fresco, leggibile, scorrevole, piacevole. Ma un linguaggio che spesso non è quello di un ragazzo di sedici anni. No, i giovani non parlano così. Non salgono le scale “di gran carriera”, no, non si è mai sentito. Nemmeno agli sfigati che hanno la media del nove al liceo classico, no. Magari, in questo caso, influisce sull’autore il suo mestiere di insegnante. Che poi i conti tornano, perché spesso Leo parla dei suoi insegnanti ricorrendo a stereotipi cui gli stessi insegnanti di liceo ricorrono parlando di sé, quando provano ad immaginare sé stessi dal punto di vista degli studenti. Perché Leo li definisce dei vampiri, dei succhiasangue. I giovani oggi adorano i vampiri, adorano i fratelli Salvatore e Elena Gilbert di “The vampire diaries”, adorano Edward Cullen di “Twilight”, per questo è impossibile che paragonino gli insegnanti ai vampiri. D’Avenia si aggiorni, per piacere. 

La povera Beatrice è malata. Leucemia. Smetterà di andare a scuola. Leo perderà la testa. E la storia è molto romantica, davvero. Ma forse sarebbe stato più bello se D’Avenia avesse stemperato i toni della narrazione interponendo una trama secondaria. Qualcosa per alleggerire il minestrone. Perché quando Beatrice sta per raggiungere la sua omonima, in paradiso, la narrazione si fa piuttosto pesante. E la scena del suo addio al mondo è commovente, scritta davvero in modo impeccabile, ma nel frattempo sei lì che godi che finalmente lo strazio è finito: Beatrice è morta. Non se ne poteva più. 

E poi c’è Silvia. Terza ed ultima protagonista. Personaggio insulso e scontato. 

Non sveliamo il finale, ma se sapete quanto fa due più due, saprete anche come andrà a finire questa storia.

E, a proposito del finale di questo libro, caro D’Avenia, quel post scriptum finale non si poteva leggere. Ma che dico, non si poteva nemmeno guardare. Cioè, la povera Beatrice ha bisogno costantemente di trasfusioni, di sangue, sangue rosso come il sangue, e Leo è così innamorato che vuole donarle il suo, perché ovviamente non potevano che essere dello stesso gruppo, e dopo varie peripezie Leo ci riesce, a donarle il suo sangue, che è pure rosso come il sangue, e i nostri cuori di lettori si sono sciolti, cuori rossi come il sangue, perché è stato un gesto commovente, il suo, un eroe, magari un eroe pure lui rosso come il sangue. Ma poi, alla fine del romanzo, l’autore ci svela che ha dovuto inventare di sana pianta, rispetto alla realtà, perché la legge italiana non consente ai giovani minorenni di fare ciò che ha fatto Leo. No. Preferivo non saperlo proprio che avevi inventato, D’Avenia. Preferivo restare nella mia ignoranza. 

Caro D’Avenia, ci vedremo al prossimo romanzo, che spero sarà azzurro come il mare, verde come i boschi, perché se ti avessero tassato per ogni cosa che hai descritto bianca come il latte o rossa come il sangue, adesso dovresti allo Stato tutti i guadagni del romanzo. Un romanzo di successo, per tua fortuna. 

 

Luca Sorbino

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BookMob - ottobre 2013

. Posted in BookMob - Scambiamoci un libro!

Ore 12. Piazza San Domenico, Napoli.

 

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II puntata - Il ricatto

. Posted in Disservizio Clienti

…♪♫♪ There she goes…♪♫♪
 
“Fastwell, stiamo per metterla in contatto con un nostro operatore, ci scusiamo per l’attesa.”
 
…♪♫♪ There she goes…♪♫♪
 
Dopo appena 13 minuti...
 
"Salve, qui è il servizio clienti Fastwell, sono Annarebecca, come posso esserle utile?"
"Salve, sono il signor Superfluo, avevo chiamato ieri ma c'era la Champions league e la telefonata è terminata. Volevo sapere a che punto è la mia attivazione di internet a casa, mi sarei anche un po’ rotto i coglioni, mi scusi il termine."
"Benissimo signore, questo fantasticissimo contratt-..."
"Questo fantasticissimo contratto mi ha stufato, e le assicuro che sto per cambiare operatore prima di iniziare ad usufruire del vostro fantasticissimo servizio."
"Mi può dare il suo nome cortesemente, così inserisco i suoi dati nel nostro fantasticissimo database."
"Gliel'ho detto, Superfluo, devo fare lo spelling con parole in italiano immagino..."
"Sì, gentilmente. Può allontanarsi dai rumori di sottofondo per cortesia?"
"Mi scusi ma non posso che sto dissaldando un infisso... Allora: Rinazina, Nastroazzurro, Interazionegravitazionale-..."
"Ok, lei è quello col quale ho parlato ieri, mi ricordo. Lo cerco io grazie, un attimo solo in linea."
 
…♪♫♪ There she goes…♪♫♪
 
“Fastwell, stiamo per metterla in contatto con un nostro operatore, ci scusiamo per l’attesa.”
 
…♪♫♪ There she goes…♪♫♪
 
"Signor Superfluo, è ancora in linea?"
"Eh beh, dopo tutto questo tempo che attendo...riattaccare e ricominciare da capo sarebbe da idioti."
"Dunque, qui mi risulta che le operazioni sono in corso, manca solo poco tempo e i nostri fantasticissimi tecnici le installeranno la nostra linea."
"Mmm... Forse faccio prima a sperare che il governo Letta metta la banda larga gratuita. Ma si rende conto da quanto tempo sto aspettando? E lei mi chiede di attendere ancora?"
"Mi scusi signore ma non sento bene, c'è un rumore di sottofondo."
"Sì lo so, sono a fare un sopralluogo in un asilo nido durante il cambio pannolino. Il punto è che sto aspettando da troppo tempo, forse è ora che io intraprenda le vie legali."
"Un attimo solo..."
 
…♪♫♪ There she goes…♪♫♪
 
“Fastwell, stiamo per metterla in contatto con un nostro operatore, ci scusiamo per l’attesa.”
 
…♪♫♪ There she goes…♪♫♪
 
"Signore?"
"Ma porc≠¥≤™€∑π©α∞µ!!!”
“Signore, per caso ha appena bestemmiato?”
“Assolutamente no, stavo citando l’incipit della canzone degli Afterhours, “1.9.9.6.”
“A me sembrava proprio una bestemmia, comunque ho analizzato i suoi dati.”
“Non mi interessa, ormai ho deciso. Agirò per vie legali!”
“Aspetti, prima di fare qualcosa di cui poi potrebbe pentirsi! Posso spiegarle? Solo che sento un terribile rumore di sottofondo.”
“Ok, ora spengo il martello pneumatico”.
“Qui mi risulta che lei è sposato, no?”
“Sì.”
“Il nome di sua moglie è Elvirabilandia?”
“Sì, dove vuole arrivare?”
“Beh, qui dai tabulati risultano sms piccanti ad una certa Mariastagna, come la mettiamo?”
“Ma sta scherzando? Questo è un ricatto per caso?”
“Assolutamente no, fa parte del nostro statuto, essendo lei un nostro cliente telefonico.”
“Non mi mette paura con queste cazzate.”
“Ma qui risulta anche la navigazione in siti porno.”
“Ma lei non può… sono tutte cazzate.”
“Proprio mentre era in attesa del nostro servizio clienti, lei ha visitato ben due volte il sito: WWW.INTERISTICHEFANNOSESSOCONMANISCALCHI.COM, vogliamo parlarne? Qui si va sul penale eh…”
“Siete dei bastardi, i vostri metodi sono criminali.”
“Siamo in Italia signore, questo non è niente… come crede che siamo arrivati ad essere lo sponsor di quella famosa squadra di serie A? Vendendo dolcetti porta a porta?”
“Intende il programma di Bruno Vespa?”
“Senta, senza girarci troppo intorno, non intraprenda vie legali perché poi la polizia postale o, peggio ancora sua moglie, potrebbero ricevere delle telefonate anonime.”
“Ma porc≠¥≤™€∑π©α∞µ!!!”
“Sempre la stessa canzone?”
“Sì.”
“Allora siamo a posto così? Attende un altro po’ i nostri tecnici?”
“Non ho molta scelta…”
“Benissimo signore, la metto un attimo in attesa per risolvere il suo problema.”
 
…♪♫♪ There she goes…♪♫♪
 
“Fastwell, stiamo per metterla in contatto con un nostro operatore, ci scusiamo per l’attesa.”
 
…♪♫♪ There she goes…♪♫♪
 
“Fastwell, il servizio clienti è aperto dalle 11 alle 12.30 e dalle 17 alle 18 tutti i giorni tranne quando c’è l’Europa League, oggi c’è l’Europa League...
La invitiamo a richiamarci domani, grazie.”

Davide Rasputin
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Adamo ed Eva ai giorni nostri

. Posted in C'era una volta... ma anche no!

 

 

 

Settimana scorsa, facendo pulizie in camera, tra scatole di cartone da chiudere e poster di Gattuso da spolverare (ebbene sì, stravedo per i giocatori di razza italo-calabrese), sono casualmente inciampato nel primo capitolo della Bibbia, quello in cui si racconta della spasmodica creazione di tutto quanto oggi ci circonda, parlamento e politici compresi. Non volendo far torto a Dio che davvero si era messo d’impegno nella sua opera, ho dedicato qualche minuto alla lettura di questo testo.

Mentre scorrevo velocemente i versetti, tra alberi frondosi e rondini festose, eccoli spuntare, in tutta la loro nudità. 

Adamo ed Eva camminavano nel Giardino dell’Eden alla presenza del Creatore. Bellissimi. Ho alzato la testa, cercando un’ispirazione dall’alto e quasi mi stavo commuovendo; poi la sagoma di Gattuso con due tomi di un’enciclopedia tra le mani mi ha riportato velocemente alla realtà. 

Ho ripreso le mie pulizie ma, credetemi, nulla è stato più come prima. Mi è rimasto, infatti, un enorme dubbio: cosa sarebbe successo se Adamo ed Eva fossero nati ai giorni d’oggi? Come si sarebbero comportati? Cosa avrebbero fatto per vivere? Cosa avrebbero pensato di noi? Di me? Di Gattuso?

Qualcosa mi fa pensare che questo tempo presente non sarebbe semplice nemmeno per loro. 

Sì, sono straconvinto che i nostri progenitori, i primi degustatori di mele e frutti vari, i primi visitanti di uno zoo aperto gratuitamente a un pubblico costituito da sole due unità (loro, appunto) avrebbero i nostri stessi problemi e le nostre stesse difficoltà, le nostre comuni soddisfazioni e quelle immancabili seccature che condiscono la vita. Sicuramente vivrebbero giornate intense, con qualcosa in più o in meno, a seconda dei punti di vista. Al termine di una lunga settimana di lavoro, anche i due sindacalisti di Dio, portavoci del Suo operato, inscenerebbero quella stessa commedia che sembra ripetersi in tantissime case del nostro panorama nazionale.

Immaginate la situazione: un normalissimo venerdì, tardo pomeriggio. Eva rientra dopo aver fatto la spesa, Adamo è sul divano. La donna inizia a sbuffare e sfogarsi. L’uomo non le concede molta attenzione.

 

- Non ce la faccio più. Per strada è una guerra. Auto impazzite, cani che fanno i loro bisogni ovunque, i giovani sempre più maleducati. Una volta era tutto diverso...

- C’eravamo solo noi, per forza.

- E poi è sempre la stessa storia: non appena metto piede fuori il portone, tutti iniziano ad osservarmi. Gli occhi dell’intero quartiere su di me. Manco avessi qualche brutta malattia!

- Certo amore, hai ragione, ma se la smettessi di uscire con le foglie di fico attaccate su tutto, capelli compresi, magari la gente smetterebbe di fissarti.

- Dici che è per quello? Forse sono fuori moda è vero; ma che posso farci? Ho l’abitudine di vestire alla vecchia maniera. E poi, caro il mio primo uomo, queste foglie me le regala il signor Luigi; non le pago mica.

- Sì sì, te le regala; considerando che ogni volta gli svaligi il bancone della frutta, è il minimo.

- Come dice il detto? Una mela al giorno...

- Fai la fame!

 

(Eva seccata)

 

- Ma quando Dio distribuiva il cervello, tu dov’eri?

- Con la tigre al ruscello.

- Ecco, ti sei risposto da solo.

 

(Mentre la donna svuota le buste della spesa, Adamo contrattacca)

 

-Ma parli tu? E io? Hai idea di quello che passo al lavoro ogni giorno? La fabbrica non è mica il Paradiso! E Adamo solleva di qua, e Adamo solleva di là, e Adamo non rilassarti, devi guadagnarti il pane col sudore della fronte...

 

(Eva scuote la testa. Adamo rincara la dose)

 

- E fosse solo questo! Non hai idea, mia cara costolina amorosa, di quanto sento uscire dalla bocca di quei cafoni degli operai del settore 7G, mentre stanno lì ad oliare i pistoni. Ogni due secondi eccoli sbraitare un Porca di quella Ev...

- E tu, non mi difendi?

- Certo che lo faccio. Subito rispondo Ragazzi, per cortesia, sono pur sempre il marito di una Eva, anzi, della prima Eva.

- Bravo maritino.

-S ì, ma non serve a niente. Quelli prima si scusano, fanno finta di aver capito, e poi riprendono a ringhiare con un Dio bono... E cose del genere. È un inferno.

 

(Chiuso il mobile del pane, Eva lo guarda dolce e prova a rasserenare il marito)

 

- La verità è che la città non fa per noi. Stavamo meglio prima, all’aria aperta. Ma perché domani non ce ne andiamo al mare, coi ragazzi? Vedrai, ci farà bene.

- No amore, al mare no. Ricordi l’ultima volta? Tutti che ci guardavano, neanche fossimo extraterrestri. Proprio noi poi, i primi umani.

- Vero.

- Per non parlare delle frasi che ci rivolgevano di continuo.

- Come dimenticarle...

- Eccoli i mostri, i fenomeni da baraccone, quelli senza ombelico...

- E allora andiamo allo zoo? 

- Eva no! Ci sono i serpenti...

- Al parco, per un picnic?

- C’è l’albero di mele. Per favore, non ci ricaschiamo, ormai siamo adulti.

- Lo siamo sempre stati, che c’entra.

 

Come termina la vicenda?

Come ogni sana coppia di questo mondo, indecisi sul da farsi, abbracciati teneramente sul divano di fronte alla tv, i nostri avi concludono la loro commedia settimanale decidendo di trascorrere l’ennesimo sabato mattina al grande centro commerciale in periferia, gustando un gelato e comprando qualcosa di utile.

Cuffie da lavoro, per lui. Foglie di fico, per lei.

Al di là di ogni personalissima supposizione, di una cosa sono però sicuro. Anche Adamo, appassionato di calcio, guardando il poster che ho in camera, mi chiederebbe sorpreso: “Che ci fa Gattuso con due tomi di un’enciclopedia? Fatemi tornare in Paradiso!”

Carissimo avo, hai tutto il mio religioso e profondo rispetto.

 

 

Il portoghese

 
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Once upon a time

. Posted in Recensioni - cinema

 
 
Il 29 settembre la magia è tornata. Almeno in America, mentre per l'Italia bisognerà aspettare ancora un po'.
Parliamo di “C'era una volta” (Once Upon A Time), la serie TV fantasy ispirata dalle leggende e dai racconti classici della letteratura per bambini. Il risultato è un intreccio di favole e fiabe catapultate nel ventunesimo secolo, dove trovano ogni tipo di riferimento con i film di animazione Disney, da cui attingono l'impatto visivo delle vecchie VHS e i ricordi geneticamente stampati in ognuno di noi.
In attesa anche dello spin-off con una nuova “Alice nel Paese delle Meraviglie”, la fortunata serie americana è arrivata alla terza stagione, il cui primo episodio è stato mandato in onda alcuni giorni fa.
Il finale della seconda ha lasciato intendere che l'Isola che non c'è sarà un importante scenario per il prosieguo della storia, nonché per i personaggi. Come già accaduto, le vicende di Storybrooke, la cittadina dove tutto ha avuto inizio, non smetteranno di allacciarsi con quelle del gruppo in viaggio verso Neverland, guidati da Capitan Uncino in persona. E guai ad aspettarsi un Peter Pan sulla falsariga di quello del '53, o quello impersonato dall'illustre Robin Williams: quello di “C'era una volta” è un ragazzino malvagio, circondato dal suo piccolo esercito di Bimbi Sperduti (paragonabili ad una task force militare), pronto a tutto pur di rubare il cuore di Henry, figlio di Emma, nipote di Biancaneve e del Principe Azzurro. 
Sì, c'è da impazzire con tutte le parentele che si sono venute a creare nel corso degli episodi, tanto da far assomigliare il tutto a qualcosa di fin troppo vicino all'infinito Beautiful. Per di più non mancheranno personaggi nuovi, come accaduto negli ultimi anni: la fatina Campanellino, ovviamente, ma anche la Sirenetta Ariel, nonché Jafar, il cattivo di Aladdin.
Ma qualunque sarà il risultato, una cosa è certa: ritorneremo ancora una volta bambini.
 
Raffaele De Simone
 

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